Perché la Puglia ha una struttura urbana in cui prevalgono le città contadine? Per rispondere al quesito l’autore esamina le caratteristiche assunte dalle campagne pugliesi nell’età moderna.
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Perché la Puglia ha una struttura urbana in cui prevalgono le città contadine? Per rispondere a tale quesito l’autore esamina le caratteristiche assunte dalle campagne pugliesi nell’età moderna riconducendone gli assetti fondamentali all’interazione dei fattori di ordine sociale, economico, istituzionale, geografico e ambientale. L’organizzazione del paesaggio agrario rispecchia la diversità delle realtà urbane che contraddistinguono le comunità pugliesi, la cui struttura socio-professionale è significativa della loro dinamicità e condiziona il coinvolgimento nella modernizzazione alla fine dell’Antico Regime. A partire dall’inizio dell’età moderna si consolidano forme antitetiche di sfruttamento del suolo che riconducono a realtà socio-economiche diverse. Dove prevalgono le colture arboree e arbustive, si consolida una società rurale più dinamica e più aperta ai processi di modernizzazione. Essa scaturisce da un’economia rurale fondata sulla marcata diffusione della piccola e media proprietà fondiaria, che determina una articolazione di condizioni e di profili socio-professionali altrove più difficilmente riscontrabili. Dove, invece, la concentrazione della terra è nelle mani di grossi proprietari di estrazione laica o ecclesiastica, unitamente all’esistenza di ampie superfici demaniali, determina la prevalenza della monocoltura granaria e della pastorizia nomade, come nella Daunia piana, anche la società appare condizionata da una minore vivacità e da una semplificazione delle condizioni sociali. Popolazione, articolazione socio-economica e vivacità culturale costituiscono il risultato di una lenta evoluzione, le cui manifestazioni si colgono già all’inizio dell’età moderna, si consolidano nei primi due secoli di questo periodo e si definiscono nel corso del Settecento. Gli sviluppi successivi sono il trascinamento inerziale di queste premesse che il miglioramento delle condizioni generali dell’Ottocento contribuiscono a far esplodere e a rafforzare ulteriormente.
Giuseppe Poli è docente di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bari. Fa parte della redazione di "Risorgimento e Mezzogiorno" e del comitato scientifico della "Rassegna Storica Lucana". È autore di numerosi contributi sulla società e sull'economia meridionale durante l'Età moderna. Tra i suoi lavori più recenti si segnalano, per Cacucci, la cura del volume Le inchieste europee sui beni ecclesiastici Confronti regionali secc. XVI-XIX (2005) e, per Progedit, Città contadine. La Puglia dell'olio e del grano in età moderna (2004) e L'anima e la terra nel Mezzogiorno moderno (2008).
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