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Salvatore Loconte

La dieta mediterranea preventiva anticancro
nella terra di Federico II di Svevia

Con ricette gastronomiche e onco-nutraceutiche

Collana: Scienze della salute

Edizione: 2014, pp. 144
ISBN/ISSN: 978-88-6194-222-6

Prezzo: € 25.00

Leggi l'introduzione di Francesco Schittulli e l'indice del libro

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Il libro

Nella lunga esperienza trentennale di nutrizionista, l’autore ha verificato che l’alimento tollerante e alcalino (cellule sane) può essere paragonato a un farmaco. Questo concetto è stato evidenziato dal Dr. Otto H. Warburg il quale nel 1931 ricevette il premio Nobel per la sua ricerca "La causa primaria del cancro". Secondo lo scienziato, il cancro è il risultato di "Life style Antiphisiological": il regime nutrizionale diventa anti-fisiologico quando la dieta si basa soprattutto sull’utilizzo di cibi acidi (cellule degenerate) e su uno stile di vita sedentario, caratterizzato cioè da una mancanza di attività fisica.
Uno dei fattori che possono acidificare il corpo è il cibo. Gli alimenti che acidificano il corpo e possono favorire l’insorgenza di molte malattie, tra cui il cancro, sono: zucchero raffinato, tutti i prodotti raffinati e trasformati in cui sono inclusi alcool, farine raffinate come il pane, che contiene grassi saturi e lieviti, margarina, sale, zuccheri e conservanti, tabacco, alimenti in scatola che contengono conservanti, coloranti, aromi, carne rossa, latte in polvere. Al contrario, gli alimenti che aiutano il nostro corpo a rimanere alcalino sono: tutte le verdure cotte e crude, spontanee e commestibili, la frutta di stagione, semi e noci, semi di lino, soprattutto mandorle, cereali biologici normali o integrali, il miglio, il miele, legumi, olio di oliva extra vergine premitura a freddo. Inoltre l’attività fisica aumenta l’ossigenazione delle cellule, mentre l’inattività produce l’effetto opposto.L’acqua, infine, è importante per la produzione dell’ossigeno: "La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte di tutte le malattie degenerative", come afferma il Dr. F. Batmanghelidj.
In questo libro l’autore ha rielaborato le acquisizioni della dieta mediterranea con la riscoperta delle proprietà onco-nutraceutiche (anti-cancro) delle erbe del territorio della Murgia, la loro raccolta e utilizzo per la preparazione dei piatti che nascono dalla antica sapienza contadina.


PRESENTAZIONE


di Francesco Schittulli


La dieta mediterranea rappresenta un modello nutrizionale ispirato ai regimi alimentaritradizionali di tre Paesi europei e di uno africano del bacino mediterraneo: Italia, Spagna, Grecia, Marocco. Il riconoscimento di comportamenti ambientali abbastanza caratteristici, definibili come dieta mediterranea, venne attribuito al dr. Ancel Keys che, nel lontano 1954, ne divulgò alcune caratteristiche osservate personalmente nella provincia di Salerno (in particolare a Pioppi, nel Cilento). Nel 2008 l’Italia presentò una richiesta ufficiale all’Unesco per l’inserimento della dieta mediterranea tra i patrimoni dell’umanità. Detto riconoscimento è stato ottenuto nel 2010.
Successivamente, nell’ambito di uno studio epidemiologico (Seven Countries Study), venne riconosciuta l’associazione di queste abitudini alimentari, tipiche delle popolazioni povere, con un basso tasso di colesterolo (vedi glossario – v. g.), legato alla presenza dei grassi polinsaturi (v. g.) e monoinsaturi (v. g.), che determinavano una minore incidenza di malattie cardiovascolari.
Claude Fischer non parla di dieta mediterranea ma di “mediterraneità”. Non più una serie di raccomandazioni nutrizionali che prendono spunto dalle comuni abitudini dei Paesi che si trovano intorno al bacino del mediterraneo, bensì uno stile di vita e un atteggiamento verso il cibo. Secondo Fischer, la “mediterraneità” descrive una particolare attitudine, un peculiare modo di interpretare e vivere l’atto sociale più antico dell’umanità: il mangiare, che in questo caso, lungi da essere riducibile a mero fenomeno nutrizionale, costituisce la sintesi di un insieme di elementi e di valori propri di un luogo geografico, etnico e culturale qual è “il bacino mediterraneo”. Partendo da questa definizione, si manifesta una profonda esigenza di recuperare e ridefinire il rapporto tra l’uomo e quello che mangia, in modo tale da riappropriarsi degli aspetti antropologici, culturali e soprattutto nutrizionali, di questo rapporto. 
Con la guida del prof. J. Stamler (cardiologo americano, collaboratore di Ancel Keys), a quarant’anni dalla pubblicazione dei risultati delle ricerche del “Seven Countries Study”, fu fondata a Pioppi l’Associazione per la dieta mediterranea, con la presidenza del prof. A. Notaro, che organizzò il 24 settembre 2009 un convegno sulla dieta mediterranea con la partecipazione di illustri scienziati che pubblicarono studi inerenti all’argomento. 
L’associazione ha pertanto ricevuto un’onorificenza dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, sottoscrivendo un documento in cui si attestava l’effettiva connessione tra dieta mediterranea e ambiente, riconoscendo Pioppi come luogo di svolgimento degli studi di Keys e, per questo, proclamandola capitale mondiale della dieta mediterranea.
In questo interessante libro, il dr. Loconte, laureato a Chieti in Medicina e Chirurgia e specialista in terapia del dolore, agopuntura, nutrizione e ozonoterapia, ha presentato un nuovo approccio terapeutico sulla dieta mediterranea, partendo dalla diagnosi e cura dell’intestino, sostenendo altresì il ruolo fondamentale del sistema immunitario intestinale (MALT – v. g.), del microbiota intestinale (v. g.) con la presenza della flora batterica intestinale (v. g.) patologica, dell’influenza dei fattori ambientali sulle malattie genetiche (la celiachia). Successivamente, l’autore descrive gli alimenti con le loro peculiari proprietà nutraceutiche e le loro patologiche problematiche (ad esempio, le intolleranze alimentari).
Infine, sono descritte le erbe spontanee commestibili della Murgia, per esempio il crespigno (Sonchus oleraceus), l’asparago selvatico (Asparagus acutifolius L.), la ruchetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia L.) che si posizionano nei primi posti nella classifica della protezione antiossidante, se confrontate con le piante più utilizzate in Italia. Un loro consumo costante e regolare potrebbe, infatti, costituire un elemento importante nella “fitness alimentare” garantita dalla dieta mediterranea tradizionale, al punto che alcuni autori suggeriscono di considerare queste piante come l’equivalente mediterraneo del tè verde nella dieta orientale.
Le “edible wild greens” (le verdure selvatiche alimentari) nelle diete non sono da considerare come un semplice alimento, ma alla stregua di un integratore alimentare che, assunto con regolarità, è potenzialmente in grado di compensare la perdita di micronutrienti (v. g.) dovuta alla progressiva selezione o raffinazione delle specie agricole. 


prof. Francesco Schittulli
senologo, oncologo, chirurgo


 


 

 

L'autore

Salvatore Loconte, medico chirurgo, specialista in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, nutrizionista, ozono-terapeuta, agopuntore, posturologo. Docente e tutor per il corso di specializzazione in Medicina di base presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro (2004-06). Responsabile regionale dell’INBAR (Istituto Nazionale di Bio-Architettura, 2000-03). Vice presidente nazionale dell’IMOS-Italia (International Medical Ozon Society, 1999-2001). Presidente provinciale dello SNAMID-BT (Società Nazionale di Aggiornamento Interdisciplinare). Presidente del CALCIT di Andria (Comitato Autonomo Lotta Contro i Tumori, 2012).
Negli anni è stato relatore in diversi congressi nazionali e internazionali sulla nutrizione, la terapia del dolore, l’ossigeno-ozono-terapia, l’inquinamento ambientale, in particolare sullo stress elettro-magnetico e l’inquinamento indoor. Negli ultimi dieci anni ha approfondito i suoi studi sul cancro, organizzando incontri scientifici e corsi di aggiornamento sulla nutrizione oncologica.


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