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Dicono di noi

I quindici anni della Progedit


Venerdì 6 Maggio 2011

«Ci vorrebbe una Book Commission»

Gino Dato, i 15 anni di Progedit e l'Associazione pugliese editori


di Felice Blasi


 La Progedit compie 15 anni di attività e, sfogliando il “Catalogo 1997- 2011” pubblicato per l’occasione, ragioniamo con Gino Dato, uno dei fondatori, sulle origini della casa editrice barese e sullo stato di salute dell’editoria indipendente meridionale in questi anni. «Dei tre soci del 1997 – ci dice Dato – Alessandra Spadina, Marina Laterza ed io, tutti provenienti da Laterza, siamo rimasti insieme Marina ed io, che mi occupo del ramo editoria, mentre lei è responsabile del settore servizi. Da un lato infatti, la nostra società presta le sue attività professionali ad editori come Giunti, Carocci, Il Mulino e Laterza, e questo è un po’ il nostro fiore all’occhiello. Dall’altro, naturalmente, ampliamo le pubblicazioni con il nostro marchio».

Che ostacoli vi trovate ad affrontare, in questo caso?


«I nostri ostacoli sono gli stessi di tutti gli editori con un mercato d’origine e la sede nel Mezzogiorno. La questione non è tanto la capacità di produrre buoni libri di qualità, generalmente alta, ma è il problema che chiamerei della distri-promozione, perché è soprattutto la promozione che costa ed è difficile. Un ostacolo che proviamo ad aggirare con l’e-commerce ed un fitto calendario di presentazioni, ma è inutile negare che fa la differenza la presenza o meno in libreria, che resta ancora il canale di vendita principale. Per rispondere a questi problemi abbiamo fondato l’“Associazione Pugliese Editori”, un organismo di categoria nato con 17 soci, ora arrivati a 25, tutti con sede operativa in Puglia. Con l’associazione stiamo provando a presentare una selezione dei nostri titoli ad interlocutori nazionali, non proponendo dei titoli localistici, ma quelli che a nostro parere potrebbero avere una valenza sul mercato nazionale».


Negli ultimi anni è cresciuta tutta l’editoria pugliese, con nuove case, pubblicazioni ed eventi. Ma a questa vivacità imprenditoriale è corrisposta una crescita di lettori?


«Da alcuni anni la nostra regione attraversa una fase di slancio in tutti i comparti della cultura, dal cinema, agli spettacoli, all’editoria. È un humus particolare che, secondo me, si spiega per la convergenza in Puglia di tre fattori molto positivi. In primo luogo, c’è il lavoro compiuto dalla società civile per la sollecitazione e la diffusione culturale, poi le iniziative delle istituzioni per promuovere questo settore, e infine il lavoro di strutture come i “Presìdi del libro” o l’“Apulia Film Commission”. Noi non disponiamo di ricerche che ci dicano quanto questo rinascimento pugliese abbia portato in termini di incremento di lettori e di vendite, ma sicuramente la cultura sta generando un ritorno di immagine per la regione per cui, nel futuro, ci attendiamo ritorni più ampi».


Che strategie seguire per rafforzare in modo mirato il mondo dell’editoria?


«Noi editori guardiamo con molto interesse all’esperienza dell’“Apulia Film Commission”. Credo che se riuscissimo a creare un’“Apulia Book Commission”, che abbia non solo dotazioni annuali sostanziali, ma anche un quadro normativo strutturale, noi lavoreremmo in un contesto molto più efficace. Penso alle tante strade possibili che si spalancherebbero, dalla dotazione delle biblioteche italiane di libri pugliesi, alle agevolazioni per gli editori pugliesi che abbiano voglia di affrontare i mercati internazionali, alle traduzioni di volumi stranieri. Ciascuno di noi sarebbe messo nelle condizioni di sviluppare le proprie peculiarità e le rispettive nicchie di interesse. Per certi aspetti, una soluzione come quella adottata per il Salone del libro di Torino che si apre la prossima settimana, va in questo senso».


In che modo?


«La presenza al Salone del libro di Torino prevede uno stand istituzionale della Regione Puglia nel grande padiglione Oval che, in occasione dei 150 anni dell’Unità, è dedicato alla storia dell’editoria in Italia. Va dato atto alla Regione di essere presente da molti anni a Torino con un’esposizione di editori pugliesi. Quest’anno, per la prima volta, è stata anche data la possibilità ad una decina di editori di avere uno stand proprio, grazie al quale non solo esponiamo il catalogo, ma possiamo anche vendere i libri. Sono stand operativi che fanno da cornice ad uno spazio comune per convegni e presentazioni».


Sarebbe utile una specifica legge sull’editoria, come altre regioni hanno fatto, per dare un quadro comune a tutto il comparto?


«Manca, in effetti, almeno per quanto riguarda gli editori, una connessione sul terreno legislativo. Sarebbe opportuno avere un quadro normativo unitario, perché darebbe una pista sulla quale gli editori possano muoversi con idee chiare, e non ci metterebbe ogni anno alla ricerca di soluzioni sempre diverse».

 

a cura di Franca Pinto Minerva, D'Elia Anna

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